Radon gas radioattivo

Il radon è un gas nobile radioattivo molto diffuso negli ambienti poco ventilati e negli edifici dotati di alcune caratteristiche strutturali. Si tratta di un gas nocivo e molto dannoso per la salute, da non sottovalutare. 

In Italia esistono molte aree a rischio radon, per cui risulta fondamentale valutare periodicamente i livelli di radon negli ambienti: nel 2020 è stato emanato un Decreto Legislativo che fissa nuovi parametri entro cui è obbligatorio ricadere. Vediamo insieme cos’è il gas radon, i rischi, come effettuare la valutazione e cosa prevede la legge.

Rischio radon: cos’è?

Il radon è un gas nobile radioattivo proveniente dal decadimento dell’uranio presente nelle rocce, nel suolo e nei materiali da costruzione. Esso tende ad accumularsi negli ambienti chiusi, e qui in alcuni casi può raggiungere concentrazioni rischiose per la salute delle persone esposte. Ma perché il radon è un rischio per la salute?

Il gas radon è inodore, insapore e incolore, quindi non è percepibile con i nostri sensi ma, se inalato, può essere molto pericoloso. Il rischio del gas radon è elevato: esso può causare o peggiorare gravi malattie, soprattutto riguardanti l’apparato respiratorio. Infatti, anche se se ne sente parlare molto poco, in Italia il radon è la seconda causa di cancro ai polmoni dopo il fumo di tabacco.

Per quanto riguarda la diffusione del radon, gli edifici più a rischio sono quelli costruiti sui terreni di origine vulcanica o molto permeabili e che utilizzano materiali da costruzione come il tufo, le pozzolane e i graniti. Il livello di radon raggiunto negli edifici dipende da vari fattori, come il tipo di edificio e il numero di ricambi d’aria, che a sua volta è influenzato dal grado di ventilazione naturale o artificiale dell’ambiente.

Nel nostro paese, le diverse regioni presentano diversi livelli di rischio radon. Le zone a rischio in Italia sono sparse sul territorio nazionale, ma le aree più critiche per quanto riguarda i livelli di concentrazione di radon nelle abitazioni si trovano in Lombardia, Lazio, Campania e Friuli-Venezia Giulia.

Rischio radon: come si valuta?

Una volta venuti a conoscenza dei rischi che il gas radon comporta, è importante sapere come si valuta il rischio radon. Per comprendere la gravità del fenomeno si prende come riferimento la concentrazione di gas radon nell’aria. Questa si esprime in Bq/m3 (Becquerel al metro cubo), cioè il numero di trasformazioni nucleari che sono emesse ogni secondo in un metro cubo d’aria. Per effettuare questa misurazione è possibile procedere con diverse tecniche, tra le quali la migliore è rivolgersi a tecnici esperti e qualificati. 

Tuttavia, il metodo più diffuso ed economico per rilevare la presenza di gas radon e il suo rischio prevede l’utilizzo di un piccolo dispositivo simile a quello degli addetti ai reparti di radiologia dei laboratori di analisi. Questo dispositivo, posizionato nell’ambiente in cui dev’essere effettuata la valutazione del rischio radon, è costruito con un materiale sensibile alle radiazioni alfa del gas radon che, se vengono in contatto con il materiale, producono un danno molecolare lasciando delle tracce indelebili. Al termine dell’esposizione il dispositivo va portato in laboratorio e analizzato. 

La quantità delle tracce rilevate è proporzionale alla concentrazione del radon presente nell’ambiente. Bisogna tenere presente che la concentrazione del radon è molto variabile; quindi, la misurazione va protratta per un anno intero. Il modo migliore per conoscere con una certa affidabilità la concentrazione di radon (e rischio) sarebbe suddividere la misurazione in due semestri, corrispondenti al periodo caldo e il periodo freddo.

Obbligo valutazione rischio radon

Negli ultimi anni gli istituti di ricerca più importanti hanno approvato molte campagne di monitoraggio del radon per ottenere un quadro chiaro sulla situazione presente nel nostro Paese. Inoltre, recentemente sono state emanate delle importanti linee guida a livello internazionale, a cui l’Italia si è adattata nel 2020. In particolare, il 27 agosto 2020 è entrato in vigore il Decreto Legislativo 31 luglio 2020, n.101 che abroga e sostituisce la normativa precedente sulle radiazioni ionizzanti (relativa principalmente al rischio radon nei luoghi di lavoro). Tra le molte novità che il Decreto introduce si trovano le nuove norme in materia di esposizione al radon e alle altre sorgenti naturali di radiazioni ionizzanti.

Come previsto dall’articolo 10 del Decreto, è in via di adozione un nuovo Piano nazionale d’azione per il radon, in base al quale le Regioni hanno il compito di individuare le aree prioritarie per la riduzione dei livelli di concentrazione di gas radon in aria. L’articolo 12, invece, fissa i nuovi livelli di riferimento della concentrazione media annua di attività di radon in aria, che deve essere pari a 300 Bq/m3 per i luoghi di lavoro e le abitazioni esistenti e di 200 Bq/m3 per le abitazioni costruite dopo il 31 dicembre 2024. 

Il Decreto impone, inoltre, che le misurazioni vanno ripetute ogni otto anni e ogni volta che vengono realizzati interventi di manutenzione straordinaria, di restauro e di risanamento conservativo o di ristrutturazione edilizia che comportano lavori strutturali a livello dell’attacco a terra, senza dimenticare gli interventi volti a migliorare l’isolamento termico.

Per mantenere il rischio radon sotto controllo, la soluzione più efficace è quella di affidarsi ai professionisti. Murprotec, azienda leader del settore, propone l’installazione di una centrale per la riduzione delle condense negli ambienti chiusi. Essa è in grado di formare una leggera sovrapressione di 0,1 bar negli ambienti in cui viene installata, non consentendo al radon, gas estremamente volatile, di essere inalato dagli abitanti dell’abitazione, favorendone quindi lo smaltimento e una perfetta salubrità dell’aria.

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