Radon gas radioattivo

Rischio radon

Il radon è un gas nobile radioattivo immesso nell’aria e proveniente dal decadimento dell’uranio presente nelle rocce, nel suolo e nei materiali da costruzione. Tende ad accumularsi negli ambienti chiusi, e qui in alcuni casi può raggiungere concentrazioni rischiose per la salute delle persone esposte. Il radon è inodore, insapore e incolore, quindi non è percepibile con i nostri sensi ma, se inalato, può essere molto pericoloso per la salute. Anche se se ne sente parlare molto poco, il gas radon è infatti, in Italia, la seconda causa di cancro ai polmoni dopo il fumo di tabacco. 

 

Gli edifici più a rischio sono quelli costruiti sui terreni di origine vulcanica o molto permeabili e che utilizzano materiali da costruzione come il tufo, le pozzolane, i graniti. Il livello di radon raggiunto negli edifici dipende da moltissimi fattori, come il tipo di edificio e il numero di ricambi d’aria, che a sua volta dipende dal grado di ventilazione naturale o artificiale. L’Italia è un Paese a rischio, anche se la situazione cambia moltissimo di zona in zona.

Zone italiane a rischio radon

Nonostante siano state emanate molte linee guida a livello internazionale e ci sia anche un Decreto Legislativo che tutela dall’esposizione al rischio radon nei luoghi di lavoro, in Italia la popolazione non è ancora del tutto tutelata dal punto di vista normativo. In altri Paesi europei la legge fissa determinati livelli di concentrazione di radon da non superare sia in ambienti di lavoro sia nelle abitazioni. 

L’Italia ha sviluppato un Piano Nazionale Radon (PNR) nel 2002, cioè un piano coordinato di azioni volte alla riduzione del rischio di tumore polmonare connesso all’esposizione al radon e ai suoi prodotti di decadimento. Il PNR prevede azioni come

  • valutazione del rischio;
  • mappatura della concentrazione di radon ed individuazione degli edifici a maggior presenza di radon;
  • identificazione di sistemi per prevenire o ridurre l’ingresso del radon negli edifici;
  • informazione della popolazione e di gruppi specifici;
  • formazione degli addetti;
  • normative per le abitazioni e i gruppi di lavoro

Un’indagine sui livelli di concentrazione di radon nelle abitazioni è stata condotta dall’Istituto Superiore di Sanità e dall’APAT dal 1989 al 1997. Il valore medio nazionale di concentrazione di radon nelle abitazioni è risultato pari a 70 Bq/m3, con picchi tra gli 80 e i 120 in regioni come Lombardia, Lazio, Campania e Friuli-Venezia Giulia. Un altro dato da tener presente è poi la percentuale di abitazioni, regione per regione, che hanno fatto rilevare livelli di concentrazione medi superiori a 200 Bq/m3. Considerando questo dato, le regioni che presentano percentuali superiori al 5% risultano essere Lombardia, Friuli-Venezia Giulia, Campania e la provincia autonoma di Bolzano, con un picco di percentuale superiore al 10% nel Lazio. 

zone italiane a rischio radonCome si valuta il rischio radon

Per valutare la gravità del fenomeno si prende come riferimento la concentrazione di gas radon nell’aria. Questa si esprime in Bq/m3, cioè il numero di trasformazioni nucleari che sono emesse ogni secondo in un metro cubo d’aria. Per effettuare questa misurazione è possibile procedere con diverse tecniche, tra le quali c’è sicuramente la possibilità di rivolgersi a tecnici esperti e qualificati. Il metodo però più diffuso ed economico prevede l’utilizzo di un piccolo dispositivo che richiama quello degli addetti ai reparti di radiologia dei laboratori di analisi. 

 

Questo dispositivo, posizionato nell’ambiente che si vuole misurare, è costruito con un materiale sensibile alle radiazioni alfa del radon che, venendo in contatto con il materiale, producono un danno molecolare lasciando delle tracce indelebili. Al termine dell’esposizione il dispositivo va portato in laboratorio e analizzato. La quantità delle tracce rilevate è proporzionale alla concentrazione del radon presente nell’ambiente. Bisogna tenere presente che la concentrazione del radon è molto variabile, quindi la misura va protratta per un anno intero. La cosa migliore sarebbe suddividere la misurazione in due semestri corrispondenti al periodo caldo e il periodo freddo. 

Obbligo valutazione rischio radon 2021

Negli ultimi anni gli istituti di ricerca più importanti hanno approvato molte campagne di monitoraggio del radon per ottenere un quadro chiaro sulla situazione presente nel nostro Paese. In particolare, il 27 agosto 2020 è entrato in vigore il Decreto Legislativo 31 luglio 2020, n.101 che abroga e sostituisce la normativa precedente sulle radiazioni ionizzanti. Tra le molte novità che il Decreto introduce, ci sono le nuove norme in materia di esposizione al radon e alle altre sorgenti naturali di radiazioni ionizzanti. 

 

L’articolo 10 del Decreto prevede che entro il 27 agosto 2021 sia adottato il Piano nazionale d’azione per il radon, in base al quale le regioni dovranno individuare le aree prioritarie per la riduzione dei livelli di concentrazione di gas radon in aria. L’articolo 12 fissa invece i nuovi livelli di riferimento della concentrazione media annua di attività di radon in aria, che deve essere pari a 300 Bq/m3 per i luoghi di lavoro e le abitazioni esistenti e di 200 Bq/m3 per le abitazioni costruite dopo il 31 dicembre 2024. Il Decreto impone, inoltre, che le misurazioni vadano ripetute ogni otto anni e ogni volta che vengono realizzati interventi di manutenzione straordinaria, di restauro e di risanamento conservativo o di ristrutturazione edilizia che comportano lavori strutturali a livello dell’attacco a terra, senza dimenticare gli interventi volti a migliorare l’isolamento termico. E possibile, quindi, usufruire del bonus facciate 2021 per effettuare gli interventi.

Gas radon come eliminarlo

Il radon entra all’interno degli edifici in molti modi e dipende da svariati fattori, come ad esempio il grado di fratturazione delle rocce, la permeabilità del terreno e le variazioni di temperatura e di pressione dell’aria tra l’interno e l’esterno degli edifici. La temperatura e la pressione variano da una stagione all’altra e anche durante il giorno, e dipendono da molti fattori, tra cui il riscaldamento, le canne fumarie, gli impianti di scarico e il vento.

 

L’infiltrazione di gas radon negli edifici può avvenire in diversi punti:

  • crepe in pavimenti e pareti, fori di passaggio dei cavi, tubazioni e fognature;
  • pozzetti ed aperture di controllo;
  • prese di luce ed altre aperture in pareti di cantine, camini, ascensori, montacarichi;
  • componenti costruttivi permeabili come solai in legno, muri in pietra, etc.

 

La prima cosa da fare se si abita o si lavora in edifici sospetti è senza dubbio quella di misurare la concentrazione del gas nei vari ambienti. Una volta accertata la presenza del radon in concentrazioni potenzialmente pericolose, è necessario procedere alla bonifica dell’edificio. Per farlo, è possibile procedere in molti modi:

    • depressurizzazione del terreno;
    • ricircolo di aria negli ambienti;
    • aspirazione dell’aria interna, specialmente in cantina;
  • pressurizzazione
  •  dell’edificio;
  • impermeabilizzazione del pavimento;
  • sigillatura di crepe e fessure;
  • isolamento di porte comunicanti con le cantine;
  • ventilazione forzata del vespaio.

 

Intervenendo su questi aspetti è possibile ridurre drasticamente la presenza di radon e, quindi, il rischio di incorrere in gravi patologie. Murprotec, da anni azienda leader nel settore, offre molte soluzioni innovative da personalizzare in base alle esigenze dei suoi clienti a seguito di un sopralluogo gratuito. La soluzione più efficace proposta dall’azienda è l’installazione di una centrale in grado di ridurre le formazioni di condense negli ambienti chiusi. 

Con questo sistema è possibile rinnovare completamente l’aria nell’ambiente con quella esterna, eliminando così l’aria viziata. Oltre a ridurre o eliminare la concentrazione di radon nell’edificio, questa centrale permette di risolvere problemi relativi alla condensa. La soluzione proposta da Murprotec è molto pratica anche se si considera la manutenzione. Una volta installata, ci si deve preoccupare infatti solo di sostituire il filtro Hepa periodicamente.

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